In Progress

Ecco il “groundsman”di San Siro. Cura erba e terra del prato dei campioni

Più che giardiniere, ama definirsi «groundsman», espressione anglosassone per identificare chi si occupa a tutto tondo del verde e della terra che per Marco Priora, tortonese con radici alessandrine, sono sinonimo dello stadio di San Siro. Il suo lavoro (quasi 7 giorni su 7, dalle 7 del mattino alle 17 ad eccezione di eventi in notturna) è proprio quello di curare il verde dello stadio meneghino, un impegno e una scommessa vinta nell’ultimo decennio, in concomitanza con l’approdo del tortonese di Ecoprogram (il gruppo che si occupa dello stadio) al ruolo attuale.

Spiega Priora: «L’erba di San Siro è al 90% naturale e per renderla perfetta abbiamo sperimentato tante soluzioni: alla fine siamo tornati all’antico scegliendo di fare manutenzione a mano, come una volta con 5/6 ragazzi al mio fianco: così, concimatura, sabbiatura e semina le eseguiamo noi, avvalendoci di strumenti meccanici solo per tagliare l’erba, per la spazzolatura o la bucatura».

Due figli maggiorenni orgogliosi del lavoro del padre che a sua volta crede in quello che fa, Priora è l’uomo che ogni tanto è inquadrato negli intervalli dei match di Milan o Inter intento a tamponare il campo: insomma, uno degli artefici delle migliori giocate dei campioni che calcano l’erba di San Siro. Un impegno iniziato tempo fa quando, per conto del suo datore di lavoro, svolgeva un’altra funzione: «Mi occupavo dell’ordinaria manutenzione delle case dei giocatori: se c’era da effettuare un intervento di idraulica la società chiamava noi: in tanti anni ho trovato ragazzi splendidi come Bonera, Ambrosini o Leonardo, un vero signore», spiega Priora che nel suo curriculum può vantare un giudizio a 5 stelle: «Nella finale di Champions League abbiamo ottenuto il massimo dell’approvazione dei vertici Uefa, gratifica importante ma che non ho goduto appieno: il Real Madrid nei festeggiamenti post partita ha strappato una rete e ha spaccato una porta».

Normale per lui avere una miriade di aneddoti ma la sua riservatezza va di pari passo con la competenza: «Preferisco tenerli per me, ma in generale i momenti più difficili sono quelli del riscaldamento pre-gara perché ogni club ha i suoi riti come allenarsi in punti del campo che invece vorremmo preservare»