I tre moschettieri del verde sportivo

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I tre moschettieri del verde sportivo
Pubblicato Da: Lorenzo Carrega- Il: 10-08-2020 16:41

Per Stadiosport.it ho l’onore d’intervistare tre groundsman che hanno provenienze ed esperienze diverse. Anche se è diversa la loro nazionalità, hanno tutti avuto modo di cimentarsi con l’Italia, portando il loro bagaglio culturale da Paesi esteri qui da noi.

Comunque è troppo presto per dire che la figura del Groundsman faccia parte del nostro bagaglio nei campi sportivi. I motivi sono i più vari e queste tre figure proveranno a spiegarceli, descrivendoli nelle loro rispettive interviste.

GROUNDSMAN GIANNI CASINI

(foto Esclusiva Stadiosport.it per gentile concessione di Gianni Casini) ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per lei che ha dovuto fare esperienza come groundsman in campi sportivi fuori dall’Italia, qual’é il motivo che impedisce di creare la stessa professione qui da noi?
Avendo lavorato in Inghilterra, Irlanda, Germania, Francia e Italia posso dire che innanzitutto in Italia è difficile che le persone preparate si trovino al posto giusto, ma spesso al loro posto si trovano figure che occupano il posto dei veri professionisti, i quali non sempre vengono impiegati come si dovrebbe. Infatti i professionisti o si adattano o fuggono. La meritocrazia esiste poco o niente nel nostro Paese. Si possono trovare molti italiani all’ estero che svolgono posizioni di tutto rispetto, ma che in Italia non avrebbero mai potuto occupare.

Secondariamente, direi che in Italia non esiste la cultura del verde in generale e tanto meno del verde sportivo. Solamente alcune realtà del nord lavorano di qualità, il resto a livello qualitativo/finanziario è volto tutto al ribasso. Non mi è mai capitato all’estero di sentirmi dire, spesso, “è troppo caro”. Come è possibile spendere poco e avere della qualità? I migliori Sovraintendenti di golf o groundsman inglesi hanno a disposizione delle quantità ingenti di denaro per portare a termine i loro progetti.

In Francia dove sappiamo non esiste una vera e propria formazione groundsman, dove si riforniscono i club francesi di tali addetti specializzati?
In Francia sta accadendo da circa 4-5 anni quello che dovrebbe accadere in Italia per avere una svolta nello sviluppo della nostra professione. Qualche anno fà il miliardario padrone del Paris Saint Germain ha voluto investire nel calcio francese e quindi ha voluto strutturare il club all’inglese, ovvero ognuno al proprio posto con professionisti in ogni campo, a partite dall’allenatore al responsabile terreni di gioco. E quindi la prima persona a cui si pensa è un inglese, perché i campi sportivi in Inghilterra sono sempre esteticamente invidiabili rispetto agli altri campionati esteri. Perché? Semplice… clima favorevole, cultura del prato, possibilità finanziarie spesso illimitate se paragonate alle realtà di altri campionati stranieri.

L’intraprendenza del groundsman, sicuro del suo sapere, che atteggiamento deve avere una volta in campo, nei confronti delle aziende esterne fornitrici di prodotti e servizi?

Il Groundsman, come faccio io da sempre, dovrebbe essere obiettivo e indipendente nelle sue scelte. Purtroppo in Italia ci sono pressioni politiche, le quali ti impongono determinate scelte e a cui spesso non puoi fare a meno. All’estero la possibilità di cambiare lavoro è favorita soprattutto dal fatto che la gente è disposta a cambiare la propria attività abbastanza rapidamente. Questo aspetto non implica nemmeno il bisogno di farsi delle amicizie per poter lavorare. In Italia, inoltre, non abbiamo molto la cultura di fare più esperienze nel corso della propria vita. Anzi a volte non è visto molto bene il fatto di cambiare spesso il posto di lavoro. Io faccio cosi da molti anni per scelta personale, perché solo cosi ho potuto imparare cose che in Italia avrei forse imparato al momento di andare in pensione.

Il nostro Groundsman in una foto assieme ad un campione del tennis come Roger Federer (foto Esclusiva Stadiosport.it per gentile concessione di Gianni Casini) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

La Ligue 1 in Francia è seguito da un unico agronomo autorizzato dalla stessa? O hanno più consulenti esterni?
In Ligue 1 non c’è un agronomo o consulente che controlla i campi dal punto di vista qualitativo, per esempio come in Spagna.

Di solito sono le ditte esterne che hanno un esperto che si occupa di queste cose. Ovviamente sta al groundsman stesso volere o no testare i propri campi. Io, personalmente, eseguo molti testi durante l’anno, tra i quali ci sono: durezza della superficie, assorbimento dello schock, restituzione d’energie, deformazione verticale, rotolamento e rimbalzo della palla, etc. Da questi test e dal mio feeling posso valutare un campo sportivo.

Ci può spiegare in poche parole il rapporto che esiste tra il groundsman e le esigenze dell’allenatore, e come il lavoro del groundsman può aiutare il suo lavoro tecnico.
Ci sono diversi tipi di Groundsman dal punto di vista delle responsabilità.

Vi sono quelli che hanno l’obbligo di fornire un terreno di giuoco in perfette condizioni, altri che seguono le direttive di un consulente, del proprio datore di lavoro o dello stadium manager.

Il Groundsman vero e proprio è il Manager del terreno di giuoco. La parola manager ha un significato molto importante. Da qui potremmo dire anche Pitch Manager. Questa figura è la massima espressione del Groundsman perché si occupa del terreno di giuoco dal punto di vita agronomico. Inoltre discute quotidianamente con il coach e soprattutto con i suoi assistenti per poter fornite il terreno piu consono alle caratteristiche della squadra e per limitare gli infortuni durante l’arco della stagione. Infatti noi Groundsman siamo in grado di modificare un terreno di giuoco per favorire il nostro club. Questo livello purtroppo lo si raggiunge in Club di spessore, dove la figura del Groundsman è importante come il preparatore fisico, tecnico e tattico.

GROUNDSMAN ARTURO DE BERNARDI

(foto Esclusiva Stadiosport.it per gentile concessione di Arturo De Bernardi) ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sappiamo che lei ha molta esperienza in campi sportivi , specialmente nella zona Mediterranea, Spagna Portugal, Marocco ed ora anche in Italia. Dove ha trovato più difficoltà di inserimento tra tutti questi Paesi?
A livello professionale come Headgroundsman in Italia, poiché questa figura non esiste ancora nel paese.

Ha trovato differenza tra il sistema di manutenzione dei campi sportivi italiani e quelli degli altri Paesi europei da lei gestiti?
Si anche in Italia, nuovamente perché non esiste la figura di Headgroundsman, solo quella di operatore e consulente. A tutto ciò si aggiunge il fatto che la manutenzione in Italia è la più esigente di tutta l’Europa. Perché? Il motivo è semplice da spiegare, ovvero esistono due squadre che giocano in uno stadio. Quindi è occupato con una partita ogni fine settimana, mentre negli altri paesi in cui ho lavorato c’è solo una squadra per stadio ogni 15 giorni.

Se avesse la capacità di decidere che cosa cambierebbe in Italia, a cosa penserebbe per un miglioramente della manutenzione dei campi sportivi?
Al fine di migliorare la gestione dei campi sportivi in ​​Italia, c’è senza dubbio la necessità di un Headgroundsman preparato e addestrato. Questa figura deve integrarsi nel modello italiano di consulente-operatore, passando a un sistema tripartito consulente-headgroundsman-operatore. In questo modo, l’Headgroundsman funge da miccia eliminando la responsabilità del consulente e dell’operatore. Quindi, in futuro e in base alla capacità e alla conoscenza di ciascun Headgroundsman, il modello di consulente-operatore potrebbe essere trasferito direttamente, con Headgroundsman-operatore che lavora come consulente interno. Ma, ripeto, l’Headgroundsman deve essere preparato e avere abbastanza esperienza per essere responsabile al 100% di un campo di calcio. Inoltre, anche se sono responsabili al 100% di un campo, devono lavorare insieme a consulenti esterni, i quali hanno l’obbligo di fornire sempre il loro punto di vista.

Comunque per me il modello ideale e vincente sarebbe Allenatore (DT) –Headgroundsman-operatore e sempre supportato da consulenti esterni. Questo è essenziale per ottenere buoni risultati. Se esiste una buona comunicazione tra l’Allenatore (DT) e l’Headgroundsman, si ottiene un ottimo risultato purché i campi siano esattamente adatti alle esigenze di ciascuna squadra.

Ho avuto l’esperienza con il sistema DT-Headgroundsman–operatore con una squadra di medio livello in Marocco. L’esperienza è stata pazzesca, abbiamo parlato molto con il DT, soprattutto per cercare la velocità del campo di gioco più adatta alla squadra. Per raggiungere questo obiettivo ho dovuto tenere conto di molte variabili, una delle chiavi era replicare le condizioni del campo principale nei campi di addestramento.

Ripeto, comunque, ci sono molte variabili, la formula è un segreto, forse in un’altra intervista ti parlerò di questo aspetto (sorriso). La squadra ha raggiunto impensabilmente la finale della Coppa d’Africa, vincente sempre in casa contro squadre molto superiori. Questo penso sia il modello migliore, un modello che dà risultati e aiuta a far vincere le squadre. Per i club è di vitale importanza che i DT considerino l’Headgroundsman una parte fondamentale della loro squadra. Qualcosa di così semplice ed efficace che ancora pochi hanno capito.

(foto Esclusiva Stadiosport.it per gentile concessione di Arturo De Bernardi) ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sappiamo che è venuto a lavorare in Italia grazie anche all’associazione Grassmed, cosa ne pensa delle intenzioni di tale associazione sul verde sportivo? E soprattutto pensa che sarà molto difficile inserire il programma nelle federazioni sportive in Italia? Per così avere il riconoscimento professionale?
Esatto, Grassmed mi ha contattato per lavorare con un’azienda italiana allo stadio Bentegodi e al Mapei. Poi per motivi professionali ho deciso di andare in Udinese con un’altra società. Grassmed sta lavorando duramente per ottenere il riconoscimento in Italia e penso che le sue intenzioni siano nobili. Sarebbe molto interessante avere una scuola italiana per Headgroundsman.

Sappiamo che dopo neanche un anno ha lasciato i campi italiani, pur essendo elogiato del suo grande lavoro, soprattutto nel campo dell’Udinese. Vuole dire qualcosa in merito alla gestione complicata dell’Udinese? E soprattutto la rivedremo In Italia?
Nel club dell’Udinese potrebbe essere generato un modello di consulente-headgroundsman-operatore. Il consulente è il Sig. G. Castelli, eminente del settore, con il quale ho potuto imparare molto nel tempo in cui abbiamo lavorato insieme. Inoltre, nella stessa società friulana ho avuto il sostegno e la fiducia del direttore sportivo, il sig. Marino e del direttore generale, il sig. Collavino. Solo con manager così aperti e visionari come Marino e Collavino si possono ottenere risultati positivi. Un’atmosfera di fiducia è stata generata anche con l’allenatore Luca Gotti e alcuni giocatori, in particolare Rodrigo de Paul. Lui è argentino come me (haha), un paio di parole prima di ogni partita, ogni allenamento, sono state essenziali per il mio lavoro, per sapere se stavo andando sulla buona strada. Non ho potuto continuare con l’Udinese a causa di problemi con la mia residenza in Belgio.

Se vorrei tornare in Italia? A chi non piace l’Italia? Forse quando finirò le formalità della mia residenza.

Vi lascio, un abbraccio gigante e non dimenticare che senza erba non c’è calcio.

GROUNDSMAN DEAN GILASBEY

Dean Gilasbey con Marco Priora e Christian Gambini allo stadio S.Siro prima della finale di Champions League 2016 (foto Esclusiva Stadiosport.it per gentile concessione di Dean Gilasbey ) ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Noi sappiamo che hai saputo dell’esistenza dell’Associazione Grassmed e che hai un programma in collaborazione con la GMA. L’obiettivo è l’internazionalizzazione della figura del Groundsman, un nuovo elemento che può concorrere al mantenimento in perfetta funzione dei campi sportivi. Quante possibilità abbiamo di ottenere il riconoscimento di questa figura a livello nazional? Inoltre qual è il pensiero della FIFA e dell’UEFA riguardo tale progetto?
Il principale e focale obiettivo della ProPitch è quello di allenare il personale di terra in tutto il mondo. Questo potrebbe essere fatto durante la consegna dei tornei, o attraverso la crescita delle piazzole d’erba. Potremmo trasferire la conoscenza al personale di terra, quindi loro potrebbero imparare uno o due metodi grazie al nostro supporto. Così avremmo fatto il nostro lavoro, ma è chiaro che il nostro obiettivo è quello di puntare all’eccellenza, con continuo supporto per migliorare sempre di più.

Negli ultimi mesi GMA ha introdotto un nuovo programma di allenamento in rete e a noi piacerebbe lavorare in partner con loro per dare una nostra mano verso il mondo intero.

L’UEFA ha dato molto supporto nei nostri sforzi ed ha usato ProPitch negli ultimi cinque anni per lavorare fianco fianco con il personale di terra per tutte le finali dei club. Sfortunatamente la nostra collaborazione con la FIFA è terminata due anni fa. È una vergogna visto che noi abbiamo consegnato diversi progetti con programmi di miglioramento dei campi in erba con questa associazione. Io continuo tuttora a lavorare anche con i partecipanti a queste conferenze.

Nel 2016 tu sei stato consigliere per la UEFA di S.Siro ed hai incontrato il groundsman Marco Priora e il responsabile dei campi sportivi. Oggi trovi una nuova mentalità, cultura, una migliore attenzione per la formazione di questa figura?
Marco Priora e Christian Gambini sono due delle persone più brave che io ho incontrato durante il mio tempo come consulente internazionale dei campi sportivi. Erano meravigliosi groundsman prima che io ebbi la fortuna di lavorare con loro per la finale di Champions League del 2016. Abbiamo lavorato come un team, io, Marco, Christian e Giovanni Castelli, identificando ciò che era necessario per il miglioramento del terreno. C’era un numero elevato di differenti approcci per il ruolo di Groundsman, ma mettere ciascuna testa insieme ed implementare le pratiche fu piuttosto semplice con professionisti di tale stazza.

Io ho sempre detto che uno staff per il terreno di gioco in Italia ha un grande problema da affrontare, maggiore rispetto ad altre nazioni. Riguarda il fatto che esistono due squadre che giocano in un campo solo e qualche volta le stesse si allenano sul terreno di gioco. Non è facile, perciò, mantenere il terreno nelle migliori condizioni possibili nonostante lo sviluppo della tecnologia (erba ibrida e luce artificiale) e con la conoscenza aggiuntiva tramite i corsi GMA o tramite discussioni con uomini e donne con la giusta mentalità nel mondo intero. Detto questo c’è ancora una grande urgenza per ottenere una qualifica che possa riconoscere la loro dedizione verso questo mestiere.

Quali sono le virtù che un groundsman deve avere? Chi sono i maggiori professionisti che possono insinuare dubbi sul tipo di lavoro di un groundsman?

Un groundsman/women deve mettere dedizione al loro lavoro. Se uno di essi non mette una passione completa per ciò che fa, il terreno non migliorerà. Con quello in mente, le qualifiche sono molto importanti, imparare da persone con la giusta mentalità aiuta, fare rete come i forum whatsapp Grassmed è importante per mostrare gli errori e le soluzioni ad essi. Mi piace pensare di essere un buon consulente perché ho fatto alcuni errori e da essi ho imparato per migliorare. Inoltre condividere la conoscenza con altri è importante per porre un freno alla commissione degli stessi errori.

Poi dare alcuni consigli alla nostra associazione Grassmed. Noi abbiamo messo impegno nella formazione della figura del Groundsman, abbiamo offerto la giusta sensibilità per la crescita professionale di questa figura?
Voi dovete non solo mostrare le buone pratiche, ma anche i problemi che devono superare. Tutti sono troppo spaventati dall’evidenziazione degli errori, ma invece è assolutamente fondamentale imparare dagli errori per evitare di ripeterli in futuro.

Provate a fare squadra con la GMA per ottenere più qualifiche in Italia. Io ho provato questa via da me stesso.

Fino a quale livello possiamo trovare la presenza del Groundsman nel Regno Unito? Anche in campionati non professionistici, come i dilettanti?
Ci sono fantastici Groundsman nel Regno Unito e questo è stato un cuscinetto per il successo dei campi in erba. Io penso che oggi il miglior groundsman sia stato e sia tutt’oggi Steve Braddock. Dalle sue pratiche ha tirato fuori altri grandi groundsman.

Tu come groundsman sei solo buono come risorsa. Senza luce, sottosuolo e con un basso budget non potrai avere un terreno buono come quello dell’Old Trafford, per esempio. Ciò non significa che non si ha a che fare con un buon groundsman. Comparato con alcuni climi di nazioni estere in cui ho lavorato, quello inglese è decisamente favorevole per il lavoro del groundsman, con temperature che vanno dai 25° centigradi d’estate ai 5° d’inverno. Ci sono alcuni posti come i Paesi dell’Europa dell’Est dove le temperature sono differenti, con +40° d’estate e -20° d’inverno. Questo aspetto pone una grande sfida per il groundsman…

Il calcio inglese è il più visto nel mondo. Il successo televisivo gli ha dato l’opportunità di essere conosciuto in 90 Paesi differenti. Questo successo è dovuto in parte alla gestione dei campi in erba, migliorata da strumenti e persone qualificate.
Senza dubbio il calcio è diventato il 30% più veloce negli ultimi anni e questo è avvenuto grazie all’introduzione di campi ibridi e ad un migliore mantenimento di essi. Un groundsman è un giocatore addizionale nelle squadra, senza di esso una squadra non può avere successo. Nessun team inglese è riuscito a vincere la Premier League con un campo terribile…

Qual è il comportamento della Fa verso i produttori di erba sintetica, con relative concessioni per fare campi artificiali, ibridi o rinforzati? Ci sono limiti all’utilizzo di fibre sintetiche in riferimento a questioni di sostenibilità ambientale?
C’è un posto per campi sintetici e questo, a mio avviso, dovrebbe essere nei campi d’allenamento o in Scandinavia dove è praticamente impossibile far crescere l’erba.

I campi rinforzati sono senza dubbio la via per produrre nel Regno Unito e sono senza dubbio la migliore soluzione da adottare per tornei nel mondo, aiutano a mitigare i rischi per le organizzazioni. La velocità nei campi si è incrementata negli anni e questo ha portato all’utilizzo dei campi ibridi. Il motivo è la volontà di rendere meno impattante questo aspetto, far sì che i campi non siano troppo veloci, soprattutto in Premier League.

Quando scegli una superficie ibrida, devi pensare a cosa hai bisogno di considerare, qual è il modello di business per lo stadio. Se i concerti sono una regolare fonte di entrata nei mesi estivi, un sistema di tappeti potrebbe essere considerato il più adatto all’evento?

Sostenibilità per l’ambiente è un fattore di maggiore importanza per l’industria. Tutte le parti stanno guardando a migliori soluzioni per creare prodotti più sostenibili. Un tappeto ibrido può essere utilizzato in campi comunali locali, campi cuciti possono essere strappati, puliti e riciclati. Alcuni prodotti hanno incluso supporti biodegradabili ai tappeti.

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